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Razzismo sul treno, insulti a un passeggero: “Prima o poi faccio una strage”

Una pendolare di un treno Milano-Verona ha documentato su Facebook un episodio di razzismo avvenuto all’interno del mezzo di trasporto nei giorni scorsi, pubblicando un video in cui si vede un signore insultare un ragazzo di colore. A raccontare l’accaduto è la stessa ragazza, Delia Piavani, tramite la pagina de “I Sentinelli”, che da tempo è impegnata nella lotta ai diritti civili.

“Avevo le cuffie e stavo guardando una serie tv ma in sottofondo sento una persona imprecare. Le tolgo ed esattamente dietro di me nell’area dove ci sono le porte del treno sento che un uomo tra insulti razzisti vari (anche in bergamasco come si può sentire) chiede insistentemente il biglietto ad un ragazzo di colore, che io non vedo perché resta dietro al mio sedile. “Hai fatto il biglietto? Fammi vedere il biglietto” il ragazzo gli chiede “perché dovrei mostrarlo a te?” e lui impazzisce dicendo che quella maglietta verde è la SUA divisa, e lo accusa continuamente di non avere il biglietto e quindi di non avere diritto ad essere sul treno. “È tua quella bici? Pure la bici hai. Ora è mia, spetta a me, sono italiano”. Sento il ragazzo che inizia a non rispondere più, ma lui continua. Mi sposto nel sedile di fronte in modo da riuscire a vedere meglio. E inizia a prendersela anche con un altro, nell’altro vagone, come si vede nel video, una spintonata, uno sputo, parolacce, “questo è il MIO treno”, “a te non lo controllano solo perché sei colorato”. La storia continua, ogni persona di colore che sale la accusa di non avere il biglietto, minaccia di fare una strage prima o poi, perché a lui “i neri gli stanno sui coglioni perché non lavorano”. Alla fine il ragazzo esausto si allontana. Arriva il controllore, io sto per scendere, gli mostro il biglietto e gli dico quanto accaduto. La sua risposta “sì, ogni giorno è sempre peggio, mi spiace”. Accanto a me nei sedili a fianco un signore di colore mi guardava, sconfortato. Avrei voluto dirgli che non siamo tutti così, ma non mi usciva una parola. Avrei voluto avere più coraggio per scendere e mettermi in mezzo. Tengo a precisare che quel “signore” era perfettamente lucido, parlava al cellulare con la sua compagna in modo normalissimo, la sua frustrazione veniva sfogata così, nel modo più orribile, vederlo con i miei occhi mi ha scossa molto, sono scesa da quel treno con tanta rabbia, frustrazione e nausea e sensazione di impotenza“.

Ore 12.45, treno MILANO CENTRALE – VERONA. Avevo le cuffie e stavo guardando una serie tv ma in sottofondo sento una persona imprecare. Le tolgo ed esattamente dietro di me nell’area dove ci sono le porte del treno sento che un uomo tra insulti razzisti vari (anche in bergamasco come si può sentire) chiede insistentemente il biglietto ad un ragazzo di colore, che io non vedo perché resta dietro al mio sedile. “Hai fatto il biglietto? Fammi vedere il biglietto” il ragazzo gli chiede “perché dovrei mostrarlo a te?” e lui impazzisce dicendo che quella maglietta verde è la SUA divisa, e lo accusa continuamente di non avere il biglietto e quindi di non avere diritto ad essere sul treno. “È tua quella bici? Pure la bici hai. Ora è mia, spetta a me, sono italiano”. Sento il ragazzo che inizia a non rispondere più, ma lui continua. Mi sposto nel sedile di fronte in modo da riuscire a vedere meglio. E inizia a prendersela anche con un altro, nell’altro vagone, come si vede nel video, una spintonata, uno sputo, parolacce, “questo è il MIO treno”, “a te non lo controllano solo perché sei colorato”. La storia continua, ogni persona di colore che sale la accusa di non avere il biglietto, minaccia di fare una strage prima o poi, perché a lui “i neri gli stanno sui coglioni perché non lavorano”. Alla fine il ragazzo esausto si allontana.Arriva il controllore, io sto per scendere, gli mostro il biglietto e gli dico quanto accaduto. La sua risposta “sì, ogni giorno è sempre peggio, mi spiace”. Accanto a me nei sedili a fianco un signore di colore mi guardava, sconfortato. Avrei voluto dirgli che non siamo tutti così, ma non mi usciva una parola. Avrei voluto avere più coraggio per scendere e mettermi in mezzo. Tengo a precisare che quel “signore” era perfettamente lucido, parlava al cellulare con la sua compagna in modo normalissimo, la sua frustrazione veniva sfogata così, nel modo più orribile, vederlo con i miei occhi mi ha scossa molto, sono scesa da quel treno con tanta rabbia, frustrazione e nausea e sensazione di impotenza.

Publiée par Delia Piavani sur Mercredi 31 juillet 2019