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Omicidio Macchi, Vittorini rifiuta di svelare chi ha scritta la lettera ai genitori

Nella foto d'archivio, Lidia Macchi, la studentessa scomparsa e poi trovata morta, Varese, 7 gennaio 1987. Ansa/Olpix

E’ stata riaperta per decisione dei giudici del Tribunale di Milano del processo di secondo grado la fase istruttoria riguardante l’omicidio di Livia Macchi, avvenuto a Cittiglio (in provincia di Varese) nel luglio del 1987. Nella giornata di oggi, l’avvocato di parte civile che difende Stefano Binda, 51 anni, condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio volontario, ha chiesto al ricusazione del collegio per “manifesta anticipazione di giudizio”. “Non ci sono le condizioni per arrivare alla conclusione finale dinanzi a questo collegio giudicante. Auspichiamo che il presidente della Corte d’Appello intervenga perché questa Corte non si è mai pronunciata sulle questioni sollevate sin dalla prima udienza, ha continuato ad anticipare che il 24 luglio si sarebbe svolta la discussione”.

Durante l’udienza è stato ascoltato Piergiorgio Vittorini, ovvero l’avvocato secondo cui uno dei suoi clienti si sarebbe presentato dicendo di avere scritto la lettera arrivata il giorno dopo ai genitori di Lidia Macchi in cui si confessava l’omicidio. Secondo i giudici del primo grado la stessa sarebbe stata scritta da Stefano Binda. Vittorini sostiene invece di aver ricevuto la confessione di cui sopra nel febbraio 2017. Chiamato a svelare l’identità della persona che si sarebbe accusta dal delitto, Vittorini si è avvalso del segreto professionale e non ha risposto al quesito.