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Imane Fadil, nessuna traccia di radioattività nel corpo

Non c’è traccia di radioattività nel corpo di Imane Fadil, la testimone chiave nel Ruby Ter morta lo scorso 1° marzo per cause ancora da accertare. Sono questi i risultati dei primi accertamenti svolti all’Istituto di medicina legale di Milano dall’equipe dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo sul corpo della ex modella. Non c’è quindi possibilità di avvelenamento da sostanze radioattive. L’autopsia dovrà quindi ancor di più chiarire come mai la donna è entrata a fine gennaio in ospedale ed è morta dopo un’agonia durata oltre un mese.

Resta in piedi l’ipotesi dell’avvelenamento accidentale da metalli pesanti, dell’omicidio per avvelenamento o della malattia rara, che però all’Humanitas di Rozzano non sono riusciti a diagnosticare durante il lungo periodo di degenza. Le analisi del sangue hanno permesso di individuare valori anomali di metalli pesanti come cadmio, cromo, antimonio, cobalto e molibdeno, pur non tali da decretare la morte.