Home Politica Lissone, minacce di morte alla sindaca per l’accoglienza ai migranti

Lissone, minacce di morte alla sindaca per l’accoglienza ai migranti

I social network continuano ad essere terreno fertile per chi, nell’anonimato, semina odio fino ad arrivare alle minacce di morte. E’ successo anche al sindaco di Lissone, Concetta Monguzzi, che dopo aver partecipato al convegno “Migranti, l’accoglienza ha funzionato”, promosso a Monza dalla Rete Bonvena per discutere di come il territorio ha risposto all’emergenza, ha pubblicato un post su Facebook esprimendo le proprie preoccupazioni per la situazione.

In una delle pagine social riguardanti la città di Lissone hanno trovato spazio proprio tali preoccupazioni, ma soprattutto tra le risposte delle violente critiche all’operato del primo cittadino. Una di queste recitava un eloquente “Sparargli nella testa, cosa dite?”.

“Una frase forte, carica di odio. Una minaccia che ho ricevuto nei giorni scorsi su una pagina di social network – scrive Monguzzi su Facebook -. A parte l’errore grammaticale, non trovo spiegazioni dietro parole simili. Pensare di uccidere una persona o incitare gli altri a farlo, solo perché non la pensa come vorremmo, mi fa tornare alla mente periodi cupi della storia passata. Come sindaco mi batto da sempre per la libertà di pensiero e di parola, accetto il confronto (anche su temi delicati come quelli dell’immigrazione) a patto che vi sia disponibilità ad ascoltare e rispettare le posizioni altrui. L’idea che qualcuno voglia spararmi in testa perché esprimo le mie opinioni mi ha spinto a recarmi presso la caserma dei Carabinieri di Lissone per presentare un esposto. L’intimidazione ricevuta (rimasta on line per qualche ora e poi scomparsa) non è la sola frase offensiva ricevuta nei confronti miei e di altre persone. La macchina del fango e dell’odio, per alcuni, si trincera dietro una tastiera. Una cattiva abitudine che mi ha spinta a presentarmi dai carabinieri per tutelare il diritto di tutti ad esprimere il proprio pensiero senza timore che qualcuno possa pensare di sparargli nella testa”.