Home Lapprofondimento L’Approfondimento: I tre “Angeli Dalla Faccia Sporca”

L’Approfondimento: I tre “Angeli Dalla Faccia Sporca”

1958, Humberto Maschio, Antonio Valentin Angelillo e Omar Sivori (Olycom)

Un occhio all’album del calcio, con tutte quelle vecchie foto. Questo ci è capitato nei giorni scorsi e tanto ci ha portato al racconto di tempi in cui si andava allo stadio con la giacca, con la cravatta, per ammirare i grandi campioni.
Anche se non è tecnicamente corretto far paragoni, siamo convinti che quei giocatori troverebbero ancor oggi dei posti di rilievo nelle squadre del nostro campionato.
Prendiamone tre e non a caso: Angelillo, Sivori e Maschio. I tre “Angeli Dalla Faccia Sporca” nomignolo affibbiato poiché uscivano dal campo coperti di fango e terriccio.


Divennero presto famosi dopo aver vinto il Campeonato Sudamericano de Futbol (l’attuale Copa America). Vestivano la maglia dell’Argentina e dopo quel trionfo, superando un Brasile che l’anno dopo avrebbe vinto il mondiale di Svezia, per i tre giovani si aprirono le porte dell’Italia calcistica. Non vi militavano, allora, molti sudamericani. Più ricercata, diciamo così, era la scuola scandinava. Nordahl, Gren e Liedholm del Milan; l’ala mancina Skoglund, all’Inter; il giovane Selmonsson all’Udinese. Facevano eccezione, citando i più famosi, le presenza di Julinho e Montuori, nella Fiorentina scudettata del ’56, di Luis Vinicio, preso dal Napoli nel ’55 e Schiaffino dal Milan dopo i mondiali di Svizzera.
Dicevamo, Maschio-Sivori-Angelillo. Tanta roba.

Humberto Maschio: nato nel 1933, proveniva dal Racing. Una mezzala di buon passo, dall’ottima struttura fisica. Ovviamente non mancava la tecnica che sfruttava con il tiro dalla distanza e la grande capacità di calciare le punizioni. Venne ingaggiato dal Bologna.

Enrique Omar Sivori: nato nel 1935, talento del River Plate. Funambolico giocatore. Mai visto uno così padrone della palla, prima di Maradona. Punta scintillante e realizzatore implacabile, specie sotto misura. Dal carattere non certo malleabile diventava carognesco nei confronti degli avversari i quali non mancavano di accarezzargli le caviglie. Fu la Juventus ad arrivare per prima.

Foto LaPresse Torino/Archivio storico Storico anni ’60 Roma Antonio Valentín Angelillo Antonio Valentín Angelillo (Buenos Aires, 5 settembre 1937) è un allenatore di calcio ed ex calciatore argentino, naturalizzato italiano, di ruolo mezzala. nella foto: Roma-Fiorentina. 2° gol di Antonio Valentín Angelillo Photo LaPresse Turin/Archives historical Hystory 60’s Rome Antonio Valentín Angelillo in the photo: Antonio Valentín Angelillo

Antonio Valentin Angelillo: il più giovane, nato nel ’37, e secondo noi il migliore. Ingaggiato dal Boca Junior. Un centravanti con il passo da mezzala. Ambidestro e bravo di testa. Capace di segnare e far segnare. Un giocatore aureo che ha fatto scintillare San Siro e la Milano calcistica.
Dopo l’arrivo in Italia, le strade si sono spesso incrociate e non solo per le sfide tra le loro squadre.

Per Maschio l’avventura con il Bologna non si rivelò fruttifera. L’anno dopo si riprese giocando splendidamente nell’Atalanta. Due stagioni in provincia lo riportarono a buoni livelli tecnici, tanto da guadagnarsi un ingaggio con l’Inter, nel 1962. Contribui a vincere lo scudetto, ma non incontrò i favori di Helenio Herrera. Del resto lo stesso H.H. fu l’artefice della cessione di Angelillo alla Roma.
Secondo Herrera, il campione argentino non era adatto ai suoi schemi. In più aveva opzionato Luis Suarez dal Barcellona. Troppo per un egocentrico come lui avere a che fare con due giocatori di grande personalità.
Seppure non fossero di gran voga le gare in notturna, fu Antonio Valentin a portare le primi luci a San Siro. Nel 58-59 segnerà 33 reti. Un record ineguagliato per i campionati a 18 squadre. Nell’Inter giocherà 127 gare, realizzando 77 gol.
Si diceva degli incroci di Maschio, Sivori e Angelillo. Avvennero anche con la maglia azzurra della nazionale. Nel ’62 l’Italia doveva riscattare la brutta eliminazione dal Mondiale di Svezia. Obbligata dalla “storia” ad andare in Cile. Riparò sugli oriundi, immemori che proprio i sudamericani naturalizzati (Chiggia, Schiaffino, Montuori e Da Costa) poco fecero, nel ’58, per farci passare. Tra il ’61 e il ’62, convocazioni per molti stranieri. Altafini, Sivori, Maschio, Angelillo, Lojacono, tra li altri. Qualificazioni che non si erano messe bene dato che in una gara con Israele perdevamo e si riuscì a vincere grazie a una doppietta di Mario Corso. Italianissimo e altro gran mancino nerazzurro, che poi non venne convocato. Corso, al quale Gianni Brera affibbiò l’appellativo di “participio passato del verbo correre” a causa delle sue scarse doti dinamiche. Mariolino fu viceversa un altro uomo di grande classe. Si vendicò, in quel ’62, durante un’amichevole contro la Cecoslovacchia, passata da San Siro prima di volare in Cile dove sarebbe arrivata seconda. Bene, Corso dribblò mezza difesa e segnò. Subito si diresse sotto la tribuna dove c’erano i selezionatori azzurri e dedicò loro un clamoroso gesto dell’ombrello.
Neppure Angelillo venne convocato per il Cile. Ci andarono Maschio e Sivori. Lo juventino giocò la prima gara (uno 0-0 con la Germania) Maschio la seconda contro il Cile e subì un cazzotto sul naso da Lionel Sanchez in una partita che di calcio non ebbe nulla. Solo botte e intimidazioni da parte dei padroni i casa. Fummo eliminati.

(Photo credit FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Tuttavia io ricordo Angelillo. Il suo incedere. Un’eleganza rara, tanto erano raffinati e coordinati i suoi movimenti. Sembrava giocasse senza mai togliere lo smoking. Per lui la mia ammirazione fu unica. Molti anni dopo, tornò ad occuparsi di Inter e fu lui a scoprire, Javier Zanetti. Ricordo che il giorno della presentazione di quello che diventerà il capitano del triplete, salimmo con lui in ascensore. Io dissi al mio operatore, Enea Sansaro “Enea, siamo di fronte a un monumento”. Angelillo si schernì. Aveva una voce baritonale e disse: “Si ricordano di me solo quando uno segna 30 goal, sà per via del titolo…per il resto non sanno neppure se sono vivo”.

Finisco con un aneddoto su Omar Sivori, tanto per dare un’idea di quanta fosse la sua grandezza, sommata alla irriverenza nei confronti di chiunque. Compagni e avversari.
Nella mia vita da giornalista ho avuto il piacere d’incontrare Sergio Brighenti. Egli ha giocato nell’Inter, nel Padova e nella Sampdoria. Un attaccante micidiale. Siamo diventati buoni amici e spesso veniva ospitato nelle trasmissioni da me condotte.


Una volta approfittai della sua buona memoria per chiedergli di un episodio di cui fui spettatore. Mio padre mi regalò, in un settembre del 1959, un biglietto per la partita Padova-Juventus. Fui allora premiato per un buono (tuttavia episodico) andamento scolastico. I bianconeri stavano vincendo largo, solo nel finale, dopo un’agguerrito assedio biancoscudato. Il Padova aveva subito goal all’inizio su una punizione di Cervato da trenta metri. Stacchini e Stivanello (un ex) avevano segnato dal 40mo della ripresa in poi. All’ultimo minuto l’arbitro (se non ricordo male, Marchese di Napoli) assegnò un rigore che Sivori trasformò mandando il portiere patavino Pin dal lato opposto. Subito ci fu il fischio finale. In quel momento vidi Pin (un triestino grande e grosso) rincorrere Sivori, il quale se la dava a gambe levate verso lo spogliatoio. Fu Brighenti, appunto, a soddisfare la mia curiosità sull’accaduto durata oltre trent’anni “Successe – mi disse Sergio – che Sivori gli aveva indicato l’angolo dove avrebbe tirato, così sul tre a zero, per fargli fare bella figura. Invece lo fregò. Ecco cos’è successo, Sivori è sempre stato così…” .

Articolo precedenteEcco come sarà la nuova stazione M4 Sant’Ambrogio
Articolo successivoSciopero dei mezzi: possibili disagi a Milano
Ivano Bison E' nato, nel 1946, a Pontelongo, in provincia di Padova. Vive a Cinisello Balsamo, dal 1961. Sposato con Rossana e ha un figlio, Stefano. Giornalista free lance, pubblicista, scrittore, ha lavorato, per lungo tempo, alla Kodak. Prima di passare, a tempo pieno, al giornalismo attivo è stato Assessore allo Sport e ai Giovani nella municipalità cinisellese.Fin dai primi anni '70 ha collaborato con le testate televisive e radiofoniche: TRM2, Rete 55, Antenna 3, Espansione Tv, Telelombardia, TV7, La7, Radio Kelly Milano, Radio Energy, Easy Radio e Radio Village, diventando il direttore di queste due ultime emittenti. Ha collaborato per lunghi anni con Radio Lombardia, dove si occupava di radiocronache calcistiche, campionato di Serie A. Nella sua carriera può mettere all'attivo oltre millecinquecento tra radiocronache e telecronache. Ha fatto parte dello staff di collaboratori dell'agenzia video-giornalistica Brest, di Milano, per conto della quale ha realizzato centinaia di servizi apparsi su testate nazionali e condotto i telegiornali di TV7 Lombardia. E' stato collaboratore, per due stagioni, con la redazione sportiva de “La7”. Redattore per diversi anni di Estenews e ha seguito, fino alla pensione, tutte le edizioni del Tg Nord Milano. Ha diretto, per cinque anni, il trimestrale delle cooperative cinisellesi "Dimensione Cooperativa' e per molti altri ancora "La Città”, periodico locale. Scritto e pubblicato i libri sulla cooperazione: "1912-1992, la Cooperativa Aurora (di Balsamo) tra cronaca e storia”; "La storia dei cinquant’anni della Cooperativa di Cinisello Balsamo - Giacomo Matteotti, nel nome di un simbolo”;"Storia dei novant’anni della Cooperativa (l'Aurora) di Bresso ;“La storia della Cooperativa Vittoria di Cormamo"; “Giovani e Ribelli” sui trent'anni dell'omonima società calcistica Lo spettacolo Musicale “The Coverland-Quando le novità non erano note” è da lui ideato e scritto. E' autore e narratore di “A Ruota Libera” dove si parla dell'opera letteraria e musicale di Bob Dylan. Ha scritto il monologo teatrale “Ho giocato con i russi” imperniato sull'avventura di un calciatore italiano, prigioniero nella Seconda Guerra Mondiale, reclutato per disputare un'amichevole contro una squadra inglese. Ha pubblicato anche “Scritti Express” un volume (con storia, saggistica, inchieste e narrativa) sulle sue lunghe esperienze giornalistiche. Attualmente è pensionato e si occupa di eventi culturali. Nel 2003 ha ottenuto, con Radio Lombardia, il “Premio speciale Gino Palumbo" per la migliore trasmissione sportiva.