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Street artist condannato: “E’ arte, ma solo il proprietario decide cosa fare del proprio bene”

Sono arrivate le motivazioni della sentenza che ha condannato lo scorso settembre lo street artist Ivan Tresoldi, per i componimenti comparsi in città tra il 2011 e il 2014. Tresoldi è stato multato di 500 euro, pena sospesa, per una scritta di fronte al muro della biblioteca Bicocca. Denunciato da un gruppo di guardie ecologiche e interrogato dalla polizia locale, Tresoldi si è autodenunciato presentando le proprie opere alle forze dell’ordine attraverso alcune foto. Il pm Elio Ramondini ha chiesto il rinvio a giudizio nel processo in cui Aler e Comune di Milano si sono costituite parti civili.

Secondo il giudice quella di Tresoldi sarebbe comunque definibile come arte, ma questo non toglierebbe la libertà dei proprietari degli edifici di decidere in via esclusiva “quale sia l’aspetto estetico del bene”. “Qualsiasi alterazione della nettezza e dell’estetica stabilita dal proprietario lede tale diritto e comporta un danno al patrimonio di quest’ultimo”, si legge ancora nelle motivazioni.