Home Cultura e Spettacolo Milano Zona 3 “Lunga giornata verso la notte” torna in scena il capolavoro di O’Neill

“Lunga giornata verso la notte” torna in scena il capolavoro di O’Neill

Foto di Diego Steccanella

Da questa sera fino al 2 dicembre continuano al teatro Menotti le repliche di Lunga giornata verso la notte di Eugene O’Neill per la regia di Arturo Cirillo. E’ uno dei grandi capolavori del teatro statunitense del ‘900, che valse nel 1956 il premio Pulitzer per la drammaturgia al suo autore, che ne aveva vinti in precedenza altri tre, ma postumo dato che O’Neill era morto nel 1953.

L’opera è ambientata nell’agosto del 1912, nel Connecticut, nella casa della famiglia Tyrone nel corso di una sola giornata. Il tema è quello dei rapporti famigliari, che passano per la dipendenza, la nostalgia, la disperazione e soprattutto il senso di colpa che si scatena tra i diversi componenti, visti alla luce dei fallimenti esistenziali di quattro personaggi. Una lotta cupa e disperata tra i Tyrone segnata da alcool, droga, malattia, paure metafisiche.

Essendo in buona parte autobiografico, O’Neill aveva stipulato un contratto con l’editore dell’opera affinché questa non venisse pubblicata o rappresentata per almeno 25 anni dopo la sua morte. Ma la vedova e terza moglie di O’Neill, alla quale la piece è dedicata, riuscì ad aggirare la clausola stipulando un nuovo contratto con un altro editore. Così fu possibile la prima messa in scena nel 1956.

Il regista Cirillo parla così dell’opera:

È sempre la famiglia quella che si mette in scena, come se il grande sogno americano non potesse se non partire da lì, dove tutto ha inizio e dove tutto a volte si conclude.
Una lunga notte, ancora in compagnia di un fiume di alcol, questa volta con in più anche il senso di una malattia, e la dipendenza da droghe.
Il capofamiglia è un attore, dalla carriera incerta, il suo primogenito è stato un attore senza motivazioni, ma costretto a recitare dal padre, desideroso di vederlo in qualche modo sistemato.
Ma possiamo considerare attori tutti e quattro i protagonisti di questa lunga nottata, dove la nebbia è data dalla macchina del fumo, dove gli attori/personaggi escono e rientrano nel proprio camerino, come nella propria solitudine.
Il testo di O’ Neill mi si è rivelato come un enorme celebrazione dell’immaginazione, dove i personaggi hanno continuamente un doppio binario di menzogna e verità, ma per citare il titolo di un libro di Elsa Morante, a vincere è il sortilegio: della droga, dell’alcol, ma soprattutto del teatro.

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