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‘I Fondatori’ o della nascita del terrorismo

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Il 2018 è stato il quarantennale del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, il segretario della Democrazia Cristiana ucciso dalle Brigate Rosse. Il tema degli anni di piombo, del terrorismo rosso e di quello nero che in quegli anni insanguinò il nostro paese, è sempre stato ed è scottante, difficile da affrontare e quindi spesso eluso dalle Istituzioni come dagli intellettuali. Pur se rimane fondamentale parlarne e discuterne, perché quel periodo, nel quale ebbe luogo una vera e propria guerra civile condotta anche con il contributo di una parte deviante e deviante dei servizi segreti italiani, se non viene superato e ‘pacificato’ anche nella coscienza e nel ricordo del paese attuale, resterà sempre un’ipoteca su di un ritorno possibile della violenza politica in Italia.

Per la rassegna Bookcity, domenica 18 novembre alle ore 17:00 presso la Biblioteca di SIAM (Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri, via Santa Marta 18, viene presentato il libro Bi. Erre. – I fondatori di Gianremo Armeni, un romanzo storico primo volume di una trilogia edita da Paesi Edizioni, che narra nascita ed evoluzione del terrorismo rosso nelle città di Milano e Torino. La presentazione è collocata all’interno dell’evento pubblico “Quel che resta del piombo: vecchi e nuovi terrorismi a confronto” che sarà anche l’occasione per trattare i problemi attuali della sicurezza internazionale e delle nuove forme di eversione.

L’autore del romanzo, Gianremo Armeni, è uno dei massimi conoscitori della storia del Partito Armato e assieme al giornalista Luciano Tirinnanzi racconta di quegli anni in cui «tutti ruggirono. Poi qualcuno inseguì la follia. Poi ci furono tanti morti, di mattina e di sera».

La vicenda narrata è la storia di un gruppo di ragazzi e ragazze che passeranno alla storia come il nucleo storico delle Brigate Rosse e che, in un paese in cui la violenza politica era diffusa a molti livelli, divennero degli autodidatti della guerriglia e delle azioni armate, entrando in clandestinità e lanciando quello che loro stessi definirono “l’attacco al cuore dello Stato”, rapinando e uccidendo.

E’ la storia insomma di “una banda armata comunista che declinò la politica sul piano della violenza, e degli uomini che la sconfissero. Per alcuni sarà una storia vera, per taluni una storia verosimile. Forse è esistita davvero, forse soltanto in larga parte, uno spaccato di storia italiana in cui alcune realtà (vere o presunte) superano di gran lunga la fantasia”.