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Sportivamente: L’Italia ama il volley rosa-azzurro, Milano è la sua culla

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Oltre sei milioni di persone hanno seguito domenica mattina la finale del Campionato del Mondo di Pallavolo Femminile in cui era impegnata la nostra Nazionale italiana. Una squadra che ha raccolto su di sé l’attenzione di tutti, attirando simpatie anche da parte di chi non fa parte della cerchia di appassionati di questo sport.

Una rosa costruita per fare esperienza, in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 in programma tra due anni, è arrivata fino alla finale perdendo una sola gara quando già era qualificata per entrare nelle prime quattro del torneo e aveva battuto le campionesse olimpiche della Cina, poi superate nuovamente in semifinale in un appassionante testa a testa.

I tempi si sono accelerati, come una veloce Malinov-Chirichella, come una palla scagliata a quasi 100 km orari dalla “pantera”, Paola Egonu, da tre metri di altezza. Non è bastato per battere una Serbia che certe partite le ha già giocate (sono argento olimpico in carica) e ha l’esperienza dalla sua che le nostre ragazze avranno solo tra qualche tempo. Quel pallone sul 13-12, tra qualche tempo, Sylla lo segnerà più facilmente, così come a Malinov magari non sfuggirà un pallone in palleggio che può prendere bendata. E i punti di Egonu, che già ha viaggiato a medie stratosferiche, saranno ancora di più perché avrà quella malizia da unire a talento e forza già oggi presenti nel suo bagaglio.

Milano ha dato tanto a questa Nazionale perché il centro tecnico in cui il Club Italia, squadra creata dalla Federazione per far crescere le atlete italiane, si allena è proprio nel capoluogo lombardo. Da quest’anno giocherà in Serie A, dopo aver fatto l’A2 lo scorso anno. Nella palestra di via Francesco De Lemene sono passate quattro attuali titolari del sestetto di Davide Mazzanti (Paola Egonu, Ofelia Malinov, Cristina Chirichella e Anna Danesi) e altre quattro tra le secondo linee saranno ancora presenti ai nastri di partenza del prossimo torneo (Elena Pietrini, Linda Nwakalor, Sarah Fahr, Marina Lubian). L’età media è bassissima, la capitana Cristina Chirichella ha 24 anni, la veterana Lucia Bosetti ne ha 29 così come il libero Monica De Gennaro ne ha 31 e la schiacciatrice Ortolani (una riserva) ne ha 32, ma sono una minoranza. Egonu è del ’98, Sylla del ’95, le quattro tuttora nel Club Italia viaggiano dal 2000 al 2002 come anno di nascita e avranno in rosa altre forze che potrebbero entrare nel giro azzurro come Terry Ruth Enweonwu, operata in febbraio al legamento crociato del ginocchio sinistro e cugina di Paola Egonu.

Proprio la ragazza di origini nigeriane è uno dei simboli della squadra. E’ stata l’opposto più forte del torneo alla pari con Boskovic, una fuoriclasse che in finale ci ha fatto malissimo. Ha segnato in ogni modo, non solo di potenza ma anche di tecnica, trovando angoli, soluzioni a pallonetto, mani e fuori, tutto quello che nel repertorio deve avere una giocatrice a cui viene recapitato il pallone quando scotta. E’ successo per gran parte del Mondiale, perché la ragazza ha giocato con la gioia dei suoi 19 anni. Sorrideva anche dopo gli errori, nelle fasi concitate del match. Pochissime volte la si è vista arrabbiarsi e questo le ha consentito di giocare nel modo migliore fino alla fine.

Purtroppo la spedizione è finita con l’argento e non con l’oro, ma la medaglia più bella per le ragazze è rappresentata dall’accoglienza al ritorno in aeroporto della moltitudine di persone che hanno aspettato le azzurre. Tra qualche anno le stesse scene potremmo vederle per festeggiare anche quella postazione, in cima al podio, che ci hanno preso le serbe in finale.