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Wildlife photographer of the year

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Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67 – Orari: tutti i giorni 10-19, venerdì fino alle 22, lunedì chiuso – Biglietto: intero 9 euro, ridotto 7 euro – Info: 348.2506498, info@radicediunopercento.it, www.radicediunopercento.it

La mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo vi aspetta fino al 9 dicembre negli spazi della Fondazione Matalon in Foro Buonaparte 67 per catturarvi con le 100 immagini premiate alla 53esima edizione di Wildlife Photographer of the Year, concorso di fotografia indetto dal Natural Historic Museum di Londra.

Alla fine dello scorso anno una giuria internazionale di esperti ha selezionato le opere in mostra tra oltre 50.000 scatti realizzati da fotografi professionisti e amatoriali provenienti da 92 paesi del mondo (cinque gli italiani scelti), tra i quali anche bambini e ragazzi fino ai 17 anni. Le foto sono poi arrivate in Italia grazie un’esclusiva concessa a Pas Events di Torino.

Wildlife Photographer of the Year è un’esposizione che incanta e sorprende con le forme e i colori di una natura palpitante e selvaggia e al tempo stesso accende i riflettori sul rapporto malato tra uomo ed ecosistema. “In quest’ultima edizione le immagini vincitrici sono state scelte non soltanto per il loro valore artistico, per la creatività espressa e la complessità tecnica dell’esecuzione, ma anche per la loro capacità di sensibilizzare il pubblico verso il rispetto della biodiversità e la difesa dell’ambiente”, spiega Marco Colombo, fotografo e naturalista due volte vincitore del concorso, che ogni venerdì alle 19.30 farà da guida ai visitatori (prenotazione obbligatoria), raccontando particolari inediti di ciascuno scatto e del contesto in cui è stato realizzato.

La mostra si apre con l’immagine vincitrice assoluta della competizione, “Monumento alla specie”, realizzata dal sudafricano Brent Stirton. Impegnato a denunciare la carneficina dei rinoceronti decimati per il valore commerciale del loro corno, il fotografo ha ritratto un esemplare morente con il capo mutilato nel parco Hluhluwe Imfolozi, la più antica riserva naturale africana. Lo scatto, inserito in un crudo reportage sul dramma del bracconaggio, gioca con la luce naturale e quella artificiale per creare un’atmosfera sinistra e carica di dolore, che indigna e commuove.

Sembra un mondo lontano, quello immortalato da Stirton, un mondo che forse non ci riguarda da vicino. Ma la salvaguardia del pianeta è invece affare di tutti e ce lo ricorda l’emblematica fotografia dello statunitense Justin Hofman, che mostra un tenero cavalluccio marino con la coda arricciata intorno a un cotton fiock, scelta tra le immagini simbolo della mostra per il suo chiaro messaggio in favore dell’ecosistema marino minacciato dalla plastica.

Non c’è tuttavia solo orrore e denuncia negli spettacolari scatti esposti alla Fondazione Matalon: l’obiettivo dei fotografi ha catturato anche l’armonia e il mistero della natura, emozionandoci con la sua poesia.

Ci sono lepri che lottano in controluce nel chiaroscuro di una notte di luna piena, un vortice di sgombri intento a confondere i predatori, un tenerissimo abbraccio tra orsi nella fredda solitudine del ghiacciaio, il rospo impettito che sfoggia orgoglioso la sua ricercata livrea a pois, l’elefante dalle rughe profonde che ci osserva con il suo occhio stanco. Poi c’è la lotta per la sopravvivenza: gazzelle che sembrano volare per sfuggire all’appetito del coccodrillo, una selva di granchi riuniti per la muta dell’esoscheletro che si fanno banchetto per una piovra vorace, tre allegri pesci pagliaccio che paiono usciti da un cartone animato, ignari di aver appena catturato la preda che li ucciderà. Tra gli scatti più inattesi, la foto che ritrae la base di un iceberg ripresa sott’acqua grazie a ben 147 immagini diverse sovrapposte, realizzate dal francese Laurent Ballesta, che ha sfruttato con maestria le torce dei sub e la luce naturale filtrata dalla superficie del mare.

Colpisce infine, al piano superiore, la carrellata di scatti eseguiti dai giovani fotografi, in grado di cogliere attimi e situazioni con la pazienza di chi ha tempo e spirito per osservare e scoprire il mondo. Il premio per la migliore fotografia della categoria Young Wildlife Photographer of the Year è andato a “La bella vita” dell’olandese Daniel Nelson, che ha ritratto un gorilla sdraiato intento ad assaporare con lo sguardo il frutto caduto dall’albero del pane nella foresta del parco Nazionale di Odzala, nella Repubblica del Congo. Immagine che ci ricorda la somiglianza della scimmia selvatica con l’essere umano e la necessità di entrambi di nutrirsi preservando il proprio ambiente. È invece italiana la vincitrice della categoria under 10: la piccola Ekaterina Bee, autrice della fotografia “Nella presa dei gabbiani”.

Il percorso espositivo illustra tutte le immagini del concorso suddivise in categorie, ciascuna delle quali presenta lo scatto vincitore e le foto finaliste: dal Mondo subacqueo alla Natura in città, dai Mammiferi agli Anfibi e rettili, dagli Invertebrati agli Uccelli, dalle Piante e funghi alla suggestiva sezione dei Ritratti per finire con il fascino del Bianco e nero, in cui è stata premiata un’inedita inquadratura delle zampe degli orsi polari realizzata dal lussemburghese Eilo Elvinger. Ogni fotografia è accompagnata da una dettagliata didascalia che ci rende partecipi di ogni scatto, quasi fossimo stati anche noi dietro l’obiettivo che ha fissato un attimo magico e irripetibile.

Per quanti al termine della visita desiderassero immergersi in paesaggi naturalistici incantevoli, un visore RV di ultima generazione offre la possibilità di un’esperienza virtuale. Con il biglietto della mostra si può infine accedere a una serie di incontri gratuiti presso la Casa della Cultura, in cui fotografi, naturalisti e divulgatori scientifici approfondiranno temi legati al mondo animale, ai crimini ambientali e alla protezione del pianeta terra.

La mostra Wildlife Photographer of the Year è organizzata dall’associazione culturale Radicediunopercento con il patrocinio del Comune di Milano. A loro e alla Fondazione Matalon, che la ospita, va il merito di aver proposto un evento che ha non solo la capacità di informare e sensibilizzare, ma anche il raro pregio di saper riaccendere nei visitatori quello stupore fanciullo, spesso sopito, di fronte all’incredibile complessità del creato.