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Milano, gestione condivisa dei beni comuni

Parte la sperimentazione del Comune di Milano con la gestione condivisa di beni comuni. Il progetto durerà un anno e vedrà la collaborazione tra l’amministrazione, cittadini volontari, associazioni, scuole, comitati di genitori, fondazioni, imprese e gruppi informali (tra comitati e social street).

L’obiettivo è la “cura condivisa” di spazi aperti, aree comuni e anche alcuni immobili, promuovendo la partecipazione dei cittadini al governo della città e consolidando il rapporto tra amministrazione e cittadini. Sarà così possibile contrastare meglio il degrado e promuovere l’inclusione sociale.
Questo progetto consentirà ai cittadini di collaborare con l’amministrazione nella realizzazione di progetti di gestione, manutenzione, miglioramento e attivazione dei beni comuni urbani.
In una prima fase saranno coinvolti otto spazi, di cui cinque per iniziative temporanee e tre per progetti continuativi: di questi ultimi, uno è un immobile confiscato alla criminalità organizzata.
Gli spazi per iniziative temporanee sono a Lorenteggio (piazza Tirana, largo Balestra, via del Cardellino), Arco della Pace (via Cesariano), Gorla (Anfiteatro Martesana) e San Siro (via Micene, via Abbiati).
Per i progetti continuativi sono invece a disposizione l’immobile confiscato alla mafia in viale Espinaesse 106 (che dovrà essere destinato a finalità coerenti con la legislazione in materia), il campo bocce nel parco Franca Rame (quartiere Adriano) e i locali commerciali in via Giovanola 13/27, all’interno di un edificio residenziale pubblico in zona Chiesa Rossa, sfitti da diverso tempo.
Al termine della sperimentazione sarà presentato al consiglio comunale un “regolamento dei beni comuni”  per l’approvazione. I Comuni italiani che hanno già adottato un simile regolamento sono 104. Dopo Bologna (prima a farlo nel 2014) sono arrivati vari altri capoluoghi di provincia come Parma, Pavia, Bergamo, Firenze, Livorno, Pistoia, Torino, Trento, Reggio Calabria, Siena, L’Aquila, Brindisi, Genova e altri.