“Torbjørn Rødland: The Touch That Made You”

40 opere fotografiche e 3 video dell'artista norvegese

Fino al 20 agosto alla Fondazione Prada “Torbjørn Rødland: The Touch That Made You”,  una mostra a cura di Hans Ulrich Obrist e Amira Gad che riunisce una selezione di più di 40 opere fotografiche e 3 video realizzati tra il 1999 e il 2016 dall’artista norvegese.

Come spiega Torbjørn Rødland, il titolo “The Touch That Made You” rimanda “ai processi analogici: il tocco della macchina fotografica, il tocco della luce che colpisce la pellicola, il tocco dei liquidi che scorrono sulla pellicola durante lo sviluppo. Ed è una cosa che collego alla complessità e all’intimità di alcuni soggetti – gli incontri tra due individui o tra oggetti e corpi”. L’artista lavora con la fotografia analogica creando delle messe in scena costruite e precise. Nel suo processo creativo convivono quindi una dimensione di controllo che esercita sulle persone e sugli oggetti all’interno del set e una componente di sorpresa e imprevedibilità, in quanto il risultato finale dei suoi sforzi è visibile solo quando l’immagine è sviluppata e stampata su carta fotografica.

Celebre per i suoi ritratti, le nature morte e i paesaggi, Rødland unisce alla chiarezza formale tipica dell’immagine commerciale uno sguardo personale e poetico, attraverso il quale trasforma parti anatomiche, oggetti quotidiani ed elementi naturali in feticci ambigui. I suoi lavori provocano nello spettatore una reazione ambivalente di repulsione e attrazione, intimità ed estraneità rispetto ai soggetti ritratti. Rødland sviluppa le sue immagini isolando o producendo dei conflitti visivi: contrasti tra materiali, come in Frost no. 4 (2001) o The Geller Effect (2014); tra condizioni fisiche come in Pump (2008-2010) o Candles and Cubes (2016); tra aspetti esteriori di due soggetti ritratti, come in Midlife Dilemma (2015) o Comb Over (2015-2016). L’intento non è di illustrare una particolare idea o sostenere una posizione teorica, ma di esplorare il potenziale simbolico del medium fotografico e le modalità con cui lo spettatore può essere stimolato, se costretto a confrontarsi con queste opposizioni.

Nei lavori di Torbjørn Rødland si può individuare una forte componente di autoriflessione. Le sue nature morte e i ritratti, in particolare, sfidano le convenzioni stilistiche di questi due generi attraverso invenzioni visive che integrano elementi magici, surreali e soggettivi.
Nei due livelli di Osservatorio i lavori fotografici sono esposti su strutture di legno caratterizzate da superfici monocrome e lisce, all’interno, e da pareti grezze e non finite, all’esterno. Nella piccola sala di proiezione che conclude il percorso espositivo sono presentati in successione tre video girati da Rødland nel decennio scorso: The Exorcism of Mother Teresa (2004), Heart All This & Dogg (2004) e I Am Linkola (2007). Per Rødland questi lavori rappresentano “uno strumento per esplorare il movimento, l’intervallo e la temporalità – qualità che non riesco ad approfondire in modo così esplicito con la fotografia. Quindi si tratta ancora di un’indagine del mezzo fotografico, ma con parametri diversi”.