L’anello di Vizzola Ticino (con download mappa per navigatore)

Un gran bel percorso quasi interamente in riva al Ticino, nel punto dove gli antichi Romani riuscivano facilmente a guadare il fiume.

Il nostro itinerario parte da Tornavento che si raggiunge facilmente tramite autostrada A4 (da Milano in direzione Torino) e raccordo per l’aeroporto di Malpensa.

Parcheggiate le auto vicino a questa piccola frazione, si raggiunge in bici il cosiddetto ‘belvedere’, una piazza semicircolare a gradoni affacciata sul bordo dell’argine naturale del fiume, da cui si gode di una splendida vista sul fiume, che si trova ad un’ottantina di metri di dislivello sotto di noi, e sulle montagne circostanti col Monte Rosa in primo piano.

Belvedere

Dalla piazza scende un sentiero che porta al ponte ciclopedonale sul Canale Villoresi, superato il quale si percorre per qualche chilometro l’alzaia sterrata dello stesso Canale, fino ad intercettare la strada che da Vizzola Ticino porta alla omonima centrale idroelettrica. Si supera il cosiddetto Canale industriale che alimenta la centrale, osservando le imponenti opere che ne fanno da contorno e si giunge nell’area tra le anse del Ticino che diede vita ai primi aeroplani ad opera della famiglia Caproni, dal 1910. La pista di decollo è stata trasformata in un circuito di prova della Pirelli, ma se ne può ancora intuire il tracciato.

Museo_Caproni_Vizzola_Ticino

Finalmente ci dirigiamo verso il percorso, sterrato e a tratti sabbioso, un single track che ci permetterà di scontornare quasi sempre la riva sinistra del fiume, considerando il senso di scorrimento delle acque. Divertente e discretamente impegnativo, il tracciato giunge ad un paio di radure, la prima sabbiosa e la seconda a ciottoli grossi, dove si incrocia la via proveniente da Castelnovate. Questa strada finisce nel punto dove il fiume è più facilmente guadabile e “vede” un’analogo tracciato sull’altra sponda del fiume (“strada del porto”, il nome dice tutto).

Si prosegue su un percorso tortuoso, non privo di dislivelli, con la visuale che spazia sul grande fiume, fino ad osservare la cima del Monte Rosa, sulla riva opposta. Dopo un paio di risalite con la bici in spalla, si esce dalla zona delle due grandi anse ticinesi, per ritrovarsi su un tratto quasi rettilineo, tra boscaglia e rive, dove il Ticino si fa particolarmente impetuoso, percorrendo un tratto in notevole pendenza. Con una buona dose di immaginazione si possono visualizzare i grossi barconi dal fondo piatto che, con grande difficoltà, discendevano questo tratto di fiume (le cosiddette rapide del Ticino) portando nei secoli il mitico marmo di Candoglia, utilizzato per la costruzione del Duomo di Milano. Ci si immette infine su un single track pieno di radici, ma il vero mountain biker non si ferma di fronte a nulla!

Navigando-il-Panperduto

E, come per magia, si giunge al punto dove hanno origine sia il Canale Villoresi che quello Industriale e si percorre il ponte che divide il bacino del Panperduto, sulla sinistra, con l’attacco dei due Canali, sulla destra. Quest’area è stata completamente ristrutturata nel periodo dell’EXPO 2015, restituendo la navigabilità dei canali con il ripristino delle chiuse doppie di ispirazione leonardesca. Se si ha tempo, si può superare il ponte e proseguire sulla strada a sinistra, che porta fino alle chiuse della diga del Panperduto, a 800 metri di distanza.

Vizzola Ticino

A metà del ponte, sulla destra, imbocchiamo la discesa che porta sull’alzaia tra i canali e la percorriamo tutta, fino a tornare nella zona della Centrale idroelettrica di Vizzola. A quel punto proseguiremo percorrendo l’alzaia del Canale Industriale e, all’altezza del ponte di ferro di Oleggio risaliremo sulla vecchia strada asfaltata che ci permette di evitare il percorso molto trafficato di quella del ponte. Giungeremo così ad intercettare nuovamente il Canale Villoresi e la stradina che ci riporta alle auto. Anche in questo punto, prima di imboccare la salita, una breve deviazione ci porta all’incile del Naviglio Grande, dove ha origine il canale più famoso di Milano.

La ferrovia a cavalli che riportava i barconi che avevano trasportato i marmi di Candoglia (quelli del Duomo), ma anche altri barconi da Tornavento al lago Maggiore in soli 2/3 giorni, permetteva di risparmiare 3 settimane di trasporto attraverso le rapide del fiume.
L’Ipposidra fu surclassata dalla ferrovia a vapore Milano-Sesto Calende, ma le tracce di questo percorso sono ancora visibili.

Si ringrazia Silvio Palombella – Gruppo Ciclo ARCAL Rai Milano

 

 

SCARICA LA MAPPA DEL PERCORSO VIZZOLA TICINO :

1 – TORNAVENTO – PANPERDUTO

2 – DEVIAZIONE DIGA – PANPERDUTO

3 – DEVIAZIONE INCILE – NAVIGLIO GRANDE

4 – IPPOSIDRA