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Sentieri di Celluloide : Cronaca di un amore

Rubrica a cura di Joe Denti - Narratore della storia del cinema

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Sentieri di Celluloide

 – Milano nel cinema –

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“CRONACA DI UN AMORE”

cronaca di un amore Locandina

Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagini, di qualsiasi realtà.

( Michelangelo Antonioni )

Antonioni MDP

La macchina da presa danza davanti a personaggi l’obiettivo dipinge una malinconica Milano invernale ancora legata ad un tiepido autunno, La storia è quella di due amanti, con un segreto alle spalle e un complotto per il futuro. Nel 1950, il cinema italiano è testimone del maturo esordio alla regia di un cineasta destinato a diventare uno dei maggiori autori cinematografici europei, Michelangelo Antonioni.

In “Cronaca di un amore”, suo primo lungometraggio, da lui stesso sceneggiato, il regista ferrarese svela un innovativo linguaggio filmico, lasciandosi alle spalle il neorealismo, ormai orfano di idee e stile, che distinguerà la sua intera filmografia, realizzando alcune delle pagine più interessanti e profonde del cinema anni ’60 e ’70.

Se l’inquadratura è per il regista quello che è la grammatica per lo scrittore, il solfeggio per il musico, il disegno per il pittore, lo stile visivo di Antonioni è rimasto il modello fondamentale del cinema psicologico europeo, uno stile raffinato con un preciso lavoro di messa in scena.

I silenzi, le lunghe sequenze, il montaggio essenziale, l’utilizzazione scrupolosa del piano sequenza, la valorizzazione metaforica e simbolica dei paesaggi, delle scenografie, emergono già in “Cronaca di un amore“, in cui Antonioni affronta il tema a lui più caro, quello dell’incomunicabilità, dell’alienazione e del disagio esistenziale, sviluppandoli all’interno di un solido intreccio noir, descrivendo una torbida crisi di coppia  rappresentativa di una certa società borghese del dopoguerra, ciecamente lontana dala quotidianità della povera gente.

Antonioni PP

Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi

( Michelangelo Antonioni )

Ho fede in Dio, perché sono sicura che sia una donna. Se esiste non può essere di certo un uomo. La donna si limita ad amare la sua creazione. L’uomo è potere assoluto, la donna puro amore.

( Lucia Bosé )

Lucia Bosè, diciannovenne creatura femminile dotata di una bellezza contagiosa, vincitrice del concorso di Miss Italia, svoltosi a Stresa, sul Lago Maggiore, nel 1947, al suo debutto sul grande schermo, e Massimo Girotti acclamato divo del cinema italiano prima e dopo la guerra, sono i protagonisti della intrigante storia d’amore, ambientata nell’alta borghesia Milanese.

Paola, giovane donna elegante, amante della mondanità, è sposata con un facoltoso industriale, il quale assume un investigatore privato per conoscere il passato della moglie. Il detective si reca a Ferrara, città in cui viveva Paola, e scopre che, qualche mese prima di sposarsi, aveva avuto una relazione con un certo Guido, fidanzato con una sua amica. Il loro rapporto si era improvvisamente concluso dopo la tragica disgrazia occorsa alla fidanzata di Guido, precipitata nella tromba dell’ascensore in presenza dei due.

Guido informato dell’indagine, a distanza di diversi anni, si incontra nuovamente con Paola, che lo convince a fermarsi a Milano. Tra i due riesplode la passione, sopita per molto tempo, progettando il loro futuro insieme, ma Guido è uno squattrinato e Paola è ormai abituata a vivere nel lusso.

I due amanti concepiscono un diabolico piano per uccidere il marito di lei, Guido sparerà all’uomo nei pressi di un ponte sul naviglio, quando l’auto dell’industriale sarà costretta a diminuire la velocità. Ma anche questa seconda morte si concretizzerà in modo accidentale, l’auto sbanda per la forte velocità finendo nel fiume. L’episodio separerà per sempre i due amanti, vittime di un eterna condanna e una infelicità imperfetta.

Forte di un’esperienza sviluppata attraverso pellicole documentaristiche, Michelangelo Antonioni fotografa, con un ammaliante bianco e nero, Milano, realizzando degli esterni poeticamente rigorosi, grigi, freddi, umidi, Che sfruttano la profondità anche nel descrivere gli stati d’animo dei due amanti, accompagnati dalla colonna sonora di Giovanni Fusco, composta al pianoforte e sax.

Il prestigioso appartamento dove vive Paola, si trova nel palazzo Fidia, in via Amedeo Malegari, angolo via Mozart, alle spalle di Corso Venezia, costruito nella seconda metà degli anni venti, massima rappresentazione dell’architetto mantovano Aldo Andreani.

L’atelier di alta moda, dove Paola acquista i sui costosissimi abiti è sito in via Montenapoleone. Le silenziose passeggiate dei protagonisti avvengono in via della Moscova, via Manzoni e Piazza della Scala, ritrovandosi all’ ingresso del Planetario di Parco Sempione.

Lontano da occhi indiscreti si incontrano anche in un deserto idroscalo, nei pressi dell’aeroporto di Linate. Il definitivo addio della coppia li vede separarsi in piazza Duca d’Aosta con alle spalle la Stazione Centrale. Il luogo dove il marito di Paola è vittima dell’incidente stradale è sull’ Alzaia Naviglio Grande, all’altezza di Vermezzo, piccolo comune alle porte del capoluogo lombardo.

Vitti Antonioni

Antonioni tornerà a girare a Milano dirigendo, nel 1961, “La notte“, capitolo centrale della cosiddetta “Trilogia esistenziale” o “Dell’incomunicabilità“, composta prima da “L’avventura“, e terminata con “L’eclissi“, tutti interpretati da Monica Vitti, all’epoca sua compagna nella vita.

Ma questa è un’altra storia…

“A ben Arrivederci”

Joe Denti