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Sentieri di Celluloide : Super rapina a Milano

Rubrica a cura di Joe Denti - Narratore della storia del cinema

 

Sentieri di Celluloide

 – Milano nel cinema –

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“SUPER RAPINA A MILANO”

Super rapina a Milano locandina

“Ho fatto solo film d’arte. Non mi hanno capito. Nel cinema sono un martire”.

( Adriano Celentano )

Negli anni ’60 il cinema italiano, vive la fortunata stagione del “Musicarello“, un genere cinematografico in cui i titoli dei film si rifanno a quelli delle canzoni di successo dell’epoca, e i loro interpreti diventano i protagonisti sul grande schermo. Storie semplici in riferimento ai gusti e alla moda della gioventù, ovviamente polemiche nei confronti dei matusa, storie d’amore coadiuvate dalla voglia di divertirsi e ballare senza pensieri. Il titolo seminale è del 1959, “I ragazzi del juke-box“.

Diretto da Lucio Fulci, cineasta completo capace di affrontare ogni tipo di pellicola con la massima professionalità, lottando sempre con budget ristretti, che ha la geniale idea di mettere insieme alcuni cantanti urlatori come Tony Dallara, Betty Curtis, Fred Buscaglione e Adriano Celentano, che si esibisce in “Impazzivo per te“, sul sagrato di Piazza del Duomo, a Milano, circondato da una straripante folla di fan, per il “Molleggiato” è l’inizio di una folgorante carriera nel cinema.

Celentano e il Clan

Mori Celentano

“Il ragionamento tante volte mi coinvolge anche in cose che non dovrei sapere, e così ragionando scopro che capisco meglio di quelli che ne sanno di più, che però in questo caso ne saprebbero meno, in quanto io ne so il doppio”.

( Adriano Celentano )

Nel 1964, Adriano Celentano debutta dietro la macchina da presa, dirigendo se stesso, scegliendo una storia poliziesca, in “Super rapina a Milano“, mettendosi al fianco tutti i componenti del suo “Clan” e la moglie Claudia Mori.

Mori Celentano 2

Celentano si ritaglia il ruolo di un capo banda di ladri che mette a segno una spettacolare rapina ad un’agenzia della Banca Nazionale di Milano, organizzata genialmente in ogni particolare, utilizzando per la fuga, beffando la Polizia, un elicottero che decolla dalla cima del palazzo.

Per raffreddare il clima di caccia ai rapitori, decidono di nascondersi, per alcuni mesi, in un convento abbandonato travestendosi da frati. Il bottino scotta, e il forzato esilio alimenta la rivalità dei componenti della banda, in particolare quella del boss e il suo secondo, interpretato da Don Backy, già reso teso dal fatto che la fidanzata ha un debole, ricambiato, per il capo.

La situazione si complica quando al convento arrivano dei veri religiosi e di conseguenza quello della Polizia, portando la storia ad un sanguinoso e tragico finale. Il film fu stroncato dalla critica, ma apprezzato dal pubblico che gradì l’insolita combinazione tra il genere noir e la commedia, alternando omicidi e violenza, a sprazzi di surrealismo celentanesco, mettendo in luce una capacità recitativa del protagonista, desueta, anarchica, con dialoghi spiazzanti e atteggiamenti imprevedibili che caratterizzano tutta la carriera del cantante-attore.

Celentano, al suo esordio alla regia sceglie l’amata Milano per ambientare la super rapina, effettuata all’agenzia della Banca Nazionale di viale Papiniano, angolo via Ausonio. Durante la fuga in elicottero la metropoli milanese viene fotografata con virtuose immagini dall’alto, ammirando Piazza del Duomo, la stazione Centrale, la stazione di Porta Garibaldi, l’Arco della Pace, il grattacielo Pirelli, l’imponente torre antenna della RAI in Corso Sempione.

Travestiti da frati e rapinatori percorreranno via Melchiorre Gioia raggiungendo piazza Duca d’Aosta per poi prendere il treno ed arrivare al disabitato convento, che in realtà è una vecchia cascina nelle campagne del novarese.

Celentano e Don Backy avevano già indossato gli umili abiti francescani in “Il monaco di Monza“, diretto l’anno precedente da Sergio Corbucci, con protagonista Totò. Il ragazzo della via Gluck tornerà alla regia nel 1985, con “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì“, da lui stesso considerato il suo capolavoro.

Ma questa è un’altra storia…

“A ben Arrivederci”

Joe Denti